Beverage alcolico - Nuovi sviluppi della logistica

Elevato grado di terziarizzazione (78%) e ricorso oltre la media a un outsourcing di tipo “strategico”, con potenzialità di sviluppo soprattutto nel supporto alle vendite internazionali: questi i tratti distintivi del rapporto del mondo del beverage alcolico con la logistica conto terzi (un comparto che vale 231 milioni di euro), protagonista dell’analisi dell'Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, recentemente presentata a Padova. I tre comparti del beverage alcolico presentano caratteristiche peculiari, di prodotto e di processo produttivo, che portano a diversificare le tre filiere e a declinare scelte logistiche e distributive diverse. Ad esempio, se le attività di trasporto sono completamente terziarizzate, sul fronte magazzino la gestione in proprio risulta tipica del comparto vino (61% delle aziende del comparto), mentre fra i produttori di birra prevale il coinvolgimento diretto di cooperative specializzate nella movimentazione della merce (43%) e solo negli spirits si osserva il maggior ricorso agli Operatori logistici (80%). Le relazioni di “Strategic Outsourcing”, tipiche soprattutto nel comparto spirits, di solito comportano il coinvolgimento del fornitore di servizi logistici in attività a valore aggiunto quali l’etichettatura o la creazione di kit fino ad attività che vanno oltre il “know-how” tradizionale di un operatore.

Le caratteristiche del settore

Il comparto vino è composto principalmente da cantine locali, con produzione di vino e imbottigliamento sul territorio. Per i gruppi di piccola dimensione il magazzino dei prodotti finiti tendenzialmente coincide con il fine linea di imbottigliamento della cantina; per i gruppi di grande dimensione, invece, è comune la centralizzazione dello stock in un unico punto. Lo stoccaggio è soprattutto su scaffalature, talvolta con sistemi drive-in, e la dimensione dello stock non è elevata. Le aziende del comparto avvertono sempre più l’esigenza di temperatura controllata per il magazzino e per il trasporto. 

La produzione di birra avviene per lo più a livello nazionale. Tipicamente lo stock è centralizzato in uno o due magazzini ed è consistente, così come il flusso movimentato. Sebbene i volumi di attività risultino costanti anno su anno, con valori non elevati sui singoli prodotti, i volumi di vendita presentano una forte stagionalità, con più del 60% concentrato tra maggio e settembre. L’attività di packaging ha molto rilievo in questo comparto. 

Per gli spirits la produzione è localizzata in specifici Paesi a seconda del tipo di prodotto. Gran parte dei prodotti distribuiti in Italia sono importati dall’estero, di solito attraverso uno scambio intercompany. Tipicamente lo stock è centralizzato in un unico magazzino nazionale, nella maggior parte dei casi doganale, in quanto i prodotti importati sono soggetti ad IVA e accise in Italia. L’alto valore dei prodotti rende critica la gestione dei pagamenti e delle linee di credito e, come per la birra, la gestione del materiale promozionale risulta rilevante. Per i prodotti a più alto valore unitario, si registra la tendenza a ridurre al minimo l’imballo attraverso l’introduzione a magazzino del prelievo del singolo collo o pezzo. 

Sviluppo della logistica a supporto dell’export

Analizzando in particolare il settore vino, dalla quota di fatturato generato all’estero emerge un potenziale significativo legato allo sviluppo della logistica a supporto delle vendite internazionali, non ancora completamente sfruttato data la prevalenza della resa di vendita Ex-Works. Mediamente il 63% del fatturato dei produttori vinicoli è rivolto verso mercati esteri. Tuttavia, anche presso grandi gruppi, prevale la resa di vendita Ex-Works, nonostante il rischio di importazioni parallele. In questo contesto, un supporto importante allo sviluppo delle vendite internazionali può essere fornito da alcuni grandi spedizionieri operanti in Italia che già oggi sono specializzati nella logistica internazionale del vino e lavorano per conto di grandi importatori esteri. Questi fornitori di servizi logistici hanno già sviluppato know-how e capabilities di qualità: attraverso partnership con diversi importatori, consolidano in Italia i flussi in export di diversi produttori italiani ed effettuano per conto degli importatori le spedizioni fino a destinazione. 

I canali serviti

Mentre il canale Gdo è tipicamente servito in modo diretto, i negozi specializzati e l’Horeca sono caratterizzati da scelte distributive variegate nei tre comparti. Le aziende del comparto birra tendono ad appoggiarsi a terzi, grossisti e distributori, con i quali stringono partnership per la distribuzione dei propri prodotti, anche in esclusiva. Le aziende del vino tendono invece a presidiare direttamente i canali, grazie anche alla maggiore densità di valore dei prodotti commercializzati che ne giustifica il costo distributivo superiore. Nel comparto spirits la situazione è intermedia: nonostante i canali tradizionali e l’Ho.Re.Ca. siano storicamente serviti attraverso grossisti, si assiste sempre di più allo sviluppo da parte dei principali player del settore della consegna diretta ai locali di tendenza (i cosiddetti “super Horeca”), con servizi speciali quali ‘‘consegne super fast’’ o consegne in notturna. Un ulteriore elemento di criticità nella gestione del canale Horeca soprattutto se gestito direttamente, è la gestione della reverse logistics, in particolare quella relativa ai fusti di birra. Anna Volonterio

L’articolo completo sul Corriere Vinicolo n° 6/2017